Venerdì, 13 Aprile 2018 09:59

Nuovo logo Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS-APS e relazione descrittiva

Nuovo logo dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti - Onlus Nuovo logo dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti - Onlus

L'unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Nazionale ha selezionato, tra i marchi pervenuti in sede, quello che più si avvicina alle linee guida indicate.

RELAZIONE DESCRITTIVA

MOTTO: TIPO

IL MARCHIO

Nell’ideare il Marchio ho puntato sostanzialmente sulla sua leggibilità ed efficacia comunicativa considerandolo un tramite visivo, quasi subliminale, del significato stesso dell’Associazione, una risposta grafica alla sua domanda di riconoscibilità pubblica, ma anche alla sua modernità.

Ho voluto che l’essenza grafica del logo potesse rimanere impresso nella memoria di chi lo vede tanto da poter essere facilmente schizzata su un foglio, o disegnato sulla sabbia, da chiunque lo veda anche una sola volta. Ho desiderato che mantenesse una certa riconoscibilità e originalità anche a prescindere dai colori, pur se significanti rispetto al tutto, tanto che il logo ne potesse in qualche modo prescindere e non perdere di comunicabilità. Ho cercato di renderlo gradevole alla vista e capace di suscitare emozioni positive e che potesse essere piacevole anche riconoscerlo tra altri.

Semplificando, l’idea, direi l’archetipo del marchio da me ideato, ruota attorno alla trasfigurazione grafica delle singole lettere di cui è composto l’acronimo (U I C I) allo scopo di decontestualizzarle rispetto al loro significato in quanto lettera e renderle ciascuna, oltre che iniziale e lettera alfabetica, anche segno figurativo autonomo significante in se, evocativo del senso della parola di cui la lettera è iniziale. Ecco che la “U” di Unione veste i colori nazionali evitando così di “figurare” la “I” di Italiana, la “C” di ciechi ricorda i contorni di un occhio e la “I” di Ipovedenti, s’innesta nella “C” trasformando il suo “puntino letterale” in metafora dell’iride dell’occhio evocato visivamente con la C.

Per rendere il logo più cosmopolita e contemporaneo ho voluto usare colori elementari (giallo, azzurro, rosso, verde), che fanno parte di un linguaggio comunicativo grafico “tradizionale” (vedi gli stemmi e gonfaloni di Enti pubblici e associazioni varie in Italia) ma che lo connotano secondo modalità “moderne” e che lo allineano cromaticamente alla varietà che per me rappresenta la tolleranza e, con essa, anche i principi di apartiticità e aconfessionalità esplicitati dall’opera dell’Associazione. Oltre al tricolore nazionale, di cui ho detto sopra e che si spiega da sé, l’azzurro per della C di Ciechi è stato scelto in quanto simbolo di spiritualità e risveglio interiore, il terzo occhio insomma, quello che guarda attraverso le cose e i sentimenti senza bisogno di vedere attraverso l’occhio biologico. Ho scelto il giallo per la I di Ipovedenti perché è simbolo della luce del sole e della conoscenza ma anche dell’energia e della vitalità che per chi vede poco è motore fondamentale a continuare a cercare, sperare e leggere nonostante l’ipovisione. Il puntino della I, che rimanda alla rotondità dell’iride dell’occhio evocato con la C, sembra agganciarsi a questa, palesando un evidente legame tra cecità e ipovisione che però non rinuncia a combattere e suggerisce la forza di volontà di restare aggrappati alla poca luce che guida l’ipovedente.

Il tutto, segni e colori, graficamente s’interseca e s’interconnette a evidenziare i principi di UNITÀ e INCLUSIONE ma anche di APERTURA e di ASCOLTO che sostanziano la Vision dell’Associazione. La U “nazionale tricolore” quasi abbraccia le altre lettere, a significare la aspirazione dell’ONLUS a “comprendere” e a unire oltre le barriere della diversa abilità, ciechi, ipovedenti e vedenti e quanti con essi si rapportano e sostengono l’Associazione. Un abbraccio che rappresenta bene anche l'altruismo, la tolleranza e l’accoglienza tipici del volontariato e di quanti operano nelle Onlus.

La forma ad abbraccio nazionale della U tricolore rappresenta dunque la coesione tra istituzione, suoi aderenti e società civile e la volontà di accogliere ed includere tutti. Nello stesso tempo la composizione d’insieme rimane articolata e non compatta e chiusa, lascia spazi e vuoti aperti all’intorno, a significare la complessa articolazione della realtà esistenziale ed organizzativa rappresentata dalla Associazione e che per includere ed ascoltare occorre prevedere anche “spazi” di silenzio e di incontro e nuove forme di apertura alla società contemporanea.

L’aspetto dei “segni” del logo, le lettere, volevo fosse frugale, quasi sembrassero segni pittorici dai contorni indecisi e sfumati, come dati a pennello, puntando cioè su una certa loro informalità estetica, quasi ad accentuare la possibilità per chiunque di ridisegnarlo senza dover ricorrere a strumenti tecnici “da esperto”, di poterlo fare anche con il dito indice “pucciato” nel colore, puntando a rappresentare con questo la Democrazia, Popolarità e partecipazione che caratterizzano la Associazione.

Si tratta forse di una “Icona di icone”, nel significato metaforico ed evocativo che ha l’icona in sé. Semplice ed immediata ma complessa e plurisignificante allo stesso tempo. È per me un distillato di concetti e idee in una immagine sintetica, segno articolato fatto di singoli segni significanti che rimandano a idee e immagini, interconnessi tra loro in forma e colore, che è in rapporto di somiglianza con la realtà esteriore che vuole rappresentare, simbolo quasi e, pertanto, marchio rappresentativo. Vuole essere la sintesi grafica della identità, della vision e della mission dell’Associazione.

Il marchio è tuttavia, con un po’ di crudo realismo, anche una sorta di ossimoro grafico, una icona rappresentativa di una Associazione di persone che però non la potranno vedere e che potrà essere “vista” solo da vedenti. Ecco perché il logo è semplice e rinuncia a dettagli che ne renderebbero impossibile una sua eventuale stampa anche a rilievo, tipografica o con timbro a secco, che a quel punto potrebbe essere anche facilmente percepibile al tatto. Si potrebbe anche pensare a una incisione braille del nome dell’Associazione sotto al marchio a rilievo.

Ognuno infine può ritrovare nel logo propri altri segni, figure e significati mediati dalla propria esperienza e fantasia, ed anche questa possibilità può manifestare la necessità di ricercare, per l’attività dell’Associazione, nuove strade e valori a partire dalla struttura originaria, ONLUS.

IL GONFALONE

La declinazione del marchio/logo sul Gonfalone ha puntato essenzialmente ad inserire logo grafico e scritte nel campo geometrico di 90 x 180 cm disposto dal DPCM 28/01/2011, come disposto dal Bando. La tavola inviata comprende al centro la proposta primaria e ai lati alcune varianti cromatiche. Il gonfalone è caratterizzato da una cornice colorata che circonda il campo interno in cui si situano il logo e le scritte, e da una frangia di diverso colore sul fondo svasato a punta. Tre linee curve dello stesso colore della frangia e di spessore variabile a scalare solcano il campo colorato curvo che racchiude in basso il Gonfalone. Le varianti presentate propongono diverse combinazioni cromatiche che usano i colori presenti nel logo, come stabilito anche dal DPCM.

Le caratteristiche cromatiche del marchio proposto esigono che il campo/fondo compreso all’interno della cornice colorata perimetrale sia neutro rispetto ai colori adottati per il logo (giallo, azzurro, verde e rosso) e che esso continui a distinguersi chiaramente anche da lontano.

Pensando ad una immediata riconoscibilità del Gonfalone anche rispetto alla natura dell’Associazione, ho ideato una “trama-texture” che potesse essere caratteristica ed attinente ad essa. Ho pensato perciò di occupare il suo campo centrale con uno fondale omogeneo costruito graficamente usando come matrice un testo braille liberamente tratto dal web e riprodotto “a random”. Il testo adottato non ha quindi valore in se, come contenuto verbale o narrativo, potrebbe essere qualsiasi altro; esso ha solo una finalità grafica, trasfigurandosi perciò da testo Braille a puro sfondo usato come trama, astraendosi dal contenuto per assumere un ruolo di pattern texture.

Con la sua ripetizione per affiancamento esso diventa il motivo decorativo di fondo del tessuto su cui si stacca il logo ed è allo stesso tempo soluzione grafica significante che comunica, per se stessa, l’appartenenza all’UICI, grazie alla riconoscibilità grafica universale dell’alfabeto Braille.

Letto 413 volte Ultima modifica il Venerdì, 13 Aprile 2018 10:07